In una vecchia pensione su una salita ai margini della periferia di Tokyo,
abitata da un gruppo di strambi e assurdi individui, si incontrano per la prima volta Yusaku Godai, pigro e inaffidabile studente alla soglia dell'esame per entrare all'università, e la giovane vedova Kyoko Otonashi, chiamata a fare da amministratrice. Tra i due, si delinea subito una simpatia, che per il ragazzo è letteralmente amore ad occhi aperti, per la giovane donna un affetto per la sprovvedutezza del giovane, dovuta anche alla sua incapacità di imporsi sugli altri invadenti coinquilini. Il primo, Yotsuya, entra ed esce dalla stanza del malcapitato a suo piacimento, attraverso un buco sul mauro, puntualmente chiuso e, puntualmente sfondato dallo stesso. Non si conosce il suo lavoro, abbastanza parassita e in combutta con Akemi Roppongi, altra inquilina, dalla dubbia moralità, bisbetica, che lavora come cameriera al Chachamaru, il piccolo bar ritrovo dei protagonisti. Infine, la signora Ichinose, donnone di mezza età pettegola, ballerina mancata al servizio dell'alcool, con marito pressochè quasi sconosciuto e un figlio Kentaro, di 10 anni, molto più sveglio degli altri. Se mai ce ne fosse bisogno ad accogliere ospiti, e certamente non a difendere dai ladri, Soichiro, un cane non cane, pigro ma affamato, chiamato così in nome del marito professore prematuramente scomparso, da Kyoko.
Maison Ikkoku, debutta sulle pagine di Big Comic Spirits, rivista indirizzata ad un target di pubblico più adulto, nel lontano ormai 1980, ad
opera di quella riconosciuta universalmente come la Regina dei manga, Rumiko Takahashi (Inuyasha, Ranma 1/2...vi dicono qualcosa? è sempre lei ad evrli creati!!!). In effetti, è assai raro pensare, che ad ogni nuova opera, ci sia un riscontro e, sempre maggiore successo. Dopo la conclusione di Urusei Yatsura (Lamù), con una serie anime a divenire, la Takahashi aveva già conosciuto consensi inventando il folle e incredibile mondo costruito attorno allo studente Moroboshi e alla sua sfortunata famiglia. Con Maison Ikkoku, tratteggia e si discosta anche dalle successive opere, un seinen, una commedia dolce-amara sentimentale, non priva di gag umoristiche e di poesia. Forse l'opera più amata dai fan meno sfegatati e dai lettori di una certa età, quel capolavoro che coniuga un senso familiare, quotidianità e freschezza, anche a leggerlo oggi, a 30 anni dalla sua nascita.
Alla Maison Ikkoku ("la casa dell'attimo" oppure "la casa senza tempo"; per via dell'orologio fermo alle 11 e 25...) i giorni trascorrono tra una festa nella camera di Yusaku, il tentativo di quest'ultimo di studiare e di dichiararsi all'amministratrice Kyoko. In breve, entrano in scena altri emblematici personaggi, l'affascinante maestro di tennis Shun Mitaka, a sua volta innamorato di Kyoko, Kozue Nanao collega universitaria di Godai, innamoratasi dello stesso e convinta a sua volta, per via dell'inettitudine del ragazzo a chiarire i suoi rapporti, di essere ricambiata quasi fino alla fine della storia. Non ultima, Yagami, studentessa capricciosa e vulnerabile, che s'infatua di Yusaku, mentre questi lavora come supplente nel suo Liceo.
I triangoli amorosi sospesi, gli innumerevoli equivoci (a cui i coinquilini partecipano), le ripicche e gli inconvenienti dilatano il senso di avvicinamento lento e graduale dei due protagonisti, che fanno chiarezza nei loro sentimenti, fino al punto di concedersi l'uno fra le braccia dell'altra.
In Italia, la defunta Granata Press porta il manga in una striminzita versione nel Luglio 1994, subito dopo la conclusione del manga dei Cavalieri dello Zodiaco sulla collana Manga Compact. La traduzione si affida a quella già discutibile della Viz, di cui Granata è partner. A corredo dell'edizione, fortunatamente, varie rubriche che spiegano usanze, modi e feste tipiche del quotidiano giapponese. Purtroppo il fallimento della casa, lascia orfani gli appassionati dopo 12 numeri, di un'edizione non superlativa.
Nel settembre 1998, mentre mi affacendavo
per trovare anch'io una stanza, ma in quel di Bologna, appena arrivato col mio diploma artistico e belle speranze, per frequentare la Scuola di Fumetto Humpty Dumpty dei Kappa Boys, finì per arrivare alla loro redazione e in un tour assai affascinante, scoprire in anteprima proprio la copertina del primo numero di Maison Ikkoku al quale stavano lavorando, cosa che segnò, la mia giovane mente di lettore-fan, piacevolmente.
In effetti, nel novembre del 1998, la Star Comics editerà, con senso di lettura orientale originale, ed una fedele traduzione tutto il manga in 27 uscite mensili. Edizione che avrebbe potuto essere migliore dal punto di vista grafico, con copertine non sempre all'altezza, un font per il titolo abbastanza bruttino, senza considerare il riferimento sbagliato all'ora, dell'orologio sito sulla pensione nel manga, il tao rimasto impresso dalla precedente edizione della testata Neverland che ospitava Ranma 1/2, sempre della Takahashi.
L'anime, da noi conosciuto come Cara Dolce Kyoko (col sottotitolo di Maison Ikkoku), che conta 96 episodi arriva nei circuiti minori (Junior Tv, TeleNorba...) negli anni novanta, sconosciuto, ma subito in grado di appassionare. Il character design della serie inizialmente venne affidato a Yuji Moriyama (ep.01-26) in seguito (degli episodi 27 - 52 e 53 - 96) subentrò la celebre Akemi Takada (character designer, tra l'altro, di Creamy, Lamù e Orange Road) che non cambiò di molto la fisionomia dei personaggi ma si limitò a modificare alcune sfumature cromatiche e a rendere più piacevoli i volti. Eppure, personalmente, nonostante all'interno della storia stessa gli
anni passano, quindi i personaggi crescano, ho sempre preferito la fisionomia dei primi episodi, che secondo me rendeva più, alla fine, comunque, l'ancora giovane età dei protagonisti anche alla fine. L'anime arriva da noi, prima nel 1991 sino all'episodio 51, con un doppiaggio che presenta tra l'altro una bravissima Monica Ward (Kyoko), Alessio Cigliano (Yusaku), Silvia Caroli (Akemi, Ikuko); per conto della Doro Tv, che acquistando le serie più lunghe a tranche, con un doppiaggio meno incisivo presenta la seconda parte dal 52° episodio in poi solo nel 1993. Quello che fa di Maison Ikkoku uno splendido anime, ancora ricordato è anche lo splendido contributo musicale (uno dei migliori per una serie) ad opera di Kenji Kaway.
La Granata Press, rea di aver sdoganato i manga in Italia, inizia la pubblicazione anche dell'anime su videocassetta, sulla confezione le illustrazioni originali della Takahashi, il titolo principale ridiviene Maison ikkoku e l'altro tenuto come sottotitolo, unica pecca e la presenza di soli 3 episodi ad un prezzo di 29.000 lire. Con la chiusura dell'editrice, la Dynamic, nata in parte dalla ceneri della stessa riprende la pubblicazione, con un contenuto maggiore di episodi. Ed è nella video n°15 (la prima che io acquistai) che le meravigliose sigle originali (sempre state ad appannaggio di questa produzione) furono sostituite da alcune canzoni di Rosari Di Bella con un remix di immagini. Interrotta nuovamente per problemi di diritti, sarà la S.I.A. nel 1999 a portarla a termine. E nel 2006 la Yamato Video commercializza finalmente un doppio DVD con la serie, riproponendo dal 2009 4 box da 4 dvd qui.
Insomma una storia adulta, che riesce bene nell'intenzione di trattare i sentimenti con rispetto e con quella giusta dose di realismo, sospesa tra comicità assurda, dramma e quotidiano. Uno dei ricordi di tanti pomeriggi spesi ad aspettare su TeleNorba le puntate da ragazzo, a leggere il manga nell'autobus a Bologna mentre andavo a lavoro...uno di quei casi, in cui, dopo una lettura o una visione senti che qualcosa perdura e ti lascia un sentimento sospeso piacevole e che sa di nostalgia.
abitata da un gruppo di strambi e assurdi individui, si incontrano per la prima volta Yusaku Godai, pigro e inaffidabile studente alla soglia dell'esame per entrare all'università, e la giovane vedova Kyoko Otonashi, chiamata a fare da amministratrice. Tra i due, si delinea subito una simpatia, che per il ragazzo è letteralmente amore ad occhi aperti, per la giovane donna un affetto per la sprovvedutezza del giovane, dovuta anche alla sua incapacità di imporsi sugli altri invadenti coinquilini. Il primo, Yotsuya, entra ed esce dalla stanza del malcapitato a suo piacimento, attraverso un buco sul mauro, puntualmente chiuso e, puntualmente sfondato dallo stesso. Non si conosce il suo lavoro, abbastanza parassita e in combutta con Akemi Roppongi, altra inquilina, dalla dubbia moralità, bisbetica, che lavora come cameriera al Chachamaru, il piccolo bar ritrovo dei protagonisti. Infine, la signora Ichinose, donnone di mezza età pettegola, ballerina mancata al servizio dell'alcool, con marito pressochè quasi sconosciuto e un figlio Kentaro, di 10 anni, molto più sveglio degli altri. Se mai ce ne fosse bisogno ad accogliere ospiti, e certamente non a difendere dai ladri, Soichiro, un cane non cane, pigro ma affamato, chiamato così in nome del marito professore prematuramente scomparso, da Kyoko.Maison Ikkoku, debutta sulle pagine di Big Comic Spirits, rivista indirizzata ad un target di pubblico più adulto, nel lontano ormai 1980, ad
opera di quella riconosciuta universalmente come la Regina dei manga, Rumiko Takahashi (Inuyasha, Ranma 1/2...vi dicono qualcosa? è sempre lei ad evrli creati!!!). In effetti, è assai raro pensare, che ad ogni nuova opera, ci sia un riscontro e, sempre maggiore successo. Dopo la conclusione di Urusei Yatsura (Lamù), con una serie anime a divenire, la Takahashi aveva già conosciuto consensi inventando il folle e incredibile mondo costruito attorno allo studente Moroboshi e alla sua sfortunata famiglia. Con Maison Ikkoku, tratteggia e si discosta anche dalle successive opere, un seinen, una commedia dolce-amara sentimentale, non priva di gag umoristiche e di poesia. Forse l'opera più amata dai fan meno sfegatati e dai lettori di una certa età, quel capolavoro che coniuga un senso familiare, quotidianità e freschezza, anche a leggerlo oggi, a 30 anni dalla sua nascita.Alla Maison Ikkoku ("la casa dell'attimo" oppure "la casa senza tempo"; per via dell'orologio fermo alle 11 e 25...) i giorni trascorrono tra una festa nella camera di Yusaku, il tentativo di quest'ultimo di studiare e di dichiararsi all'amministratrice Kyoko. In breve, entrano in scena altri emblematici personaggi, l'affascinante maestro di tennis Shun Mitaka, a sua volta innamorato di Kyoko, Kozue Nanao collega universitaria di Godai, innamoratasi dello stesso e convinta a sua volta, per via dell'inettitudine del ragazzo a chiarire i suoi rapporti, di essere ricambiata quasi fino alla fine della storia. Non ultima, Yagami, studentessa capricciosa e vulnerabile, che s'infatua di Yusaku, mentre questi lavora come supplente nel suo Liceo.
I triangoli amorosi sospesi, gli innumerevoli equivoci (a cui i coinquilini partecipano), le ripicche e gli inconvenienti dilatano il senso di avvicinamento lento e graduale dei due protagonisti, che fanno chiarezza nei loro sentimenti, fino al punto di concedersi l'uno fra le braccia dell'altra.
In Italia, la defunta Granata Press porta il manga in una striminzita versione nel Luglio 1994, subito dopo la conclusione del manga dei Cavalieri dello Zodiaco sulla collana Manga Compact. La traduzione si affida a quella già discutibile della Viz, di cui Granata è partner. A corredo dell'edizione, fortunatamente, varie rubriche che spiegano usanze, modi e feste tipiche del quotidiano giapponese. Purtroppo il fallimento della casa, lascia orfani gli appassionati dopo 12 numeri, di un'edizione non superlativa.Nel settembre 1998, mentre mi affacendavo
per trovare anch'io una stanza, ma in quel di Bologna, appena arrivato col mio diploma artistico e belle speranze, per frequentare la Scuola di Fumetto Humpty Dumpty dei Kappa Boys, finì per arrivare alla loro redazione e in un tour assai affascinante, scoprire in anteprima proprio la copertina del primo numero di Maison Ikkoku al quale stavano lavorando, cosa che segnò, la mia giovane mente di lettore-fan, piacevolmente.In effetti, nel novembre del 1998, la Star Comics editerà, con senso di lettura orientale originale, ed una fedele traduzione tutto il manga in 27 uscite mensili. Edizione che avrebbe potuto essere migliore dal punto di vista grafico, con copertine non sempre all'altezza, un font per il titolo abbastanza bruttino, senza considerare il riferimento sbagliato all'ora, dell'orologio sito sulla pensione nel manga, il tao rimasto impresso dalla precedente edizione della testata Neverland che ospitava Ranma 1/2, sempre della Takahashi.
L'anime, da noi conosciuto come Cara Dolce Kyoko (col sottotitolo di Maison Ikkoku), che conta 96 episodi arriva nei circuiti minori (Junior Tv, TeleNorba...) negli anni novanta, sconosciuto, ma subito in grado di appassionare. Il character design della serie inizialmente venne affidato a Yuji Moriyama (ep.01-26) in seguito (degli episodi 27 - 52 e 53 - 96) subentrò la celebre Akemi Takada (character designer, tra l'altro, di Creamy, Lamù e Orange Road) che non cambiò di molto la fisionomia dei personaggi ma si limitò a modificare alcune sfumature cromatiche e a rendere più piacevoli i volti. Eppure, personalmente, nonostante all'interno della storia stessa gli
anni passano, quindi i personaggi crescano, ho sempre preferito la fisionomia dei primi episodi, che secondo me rendeva più, alla fine, comunque, l'ancora giovane età dei protagonisti anche alla fine. L'anime arriva da noi, prima nel 1991 sino all'episodio 51, con un doppiaggio che presenta tra l'altro una bravissima Monica Ward (Kyoko), Alessio Cigliano (Yusaku), Silvia Caroli (Akemi, Ikuko); per conto della Doro Tv, che acquistando le serie più lunghe a tranche, con un doppiaggio meno incisivo presenta la seconda parte dal 52° episodio in poi solo nel 1993. Quello che fa di Maison Ikkoku uno splendido anime, ancora ricordato è anche lo splendido contributo musicale (uno dei migliori per una serie) ad opera di Kenji Kaway.La Granata Press, rea di aver sdoganato i manga in Italia, inizia la pubblicazione anche dell'anime su videocassetta, sulla confezione le illustrazioni originali della Takahashi, il titolo principale ridiviene Maison ikkoku e l'altro tenuto come sottotitolo, unica pecca e la presenza di soli 3 episodi ad un prezzo di 29.000 lire. Con la chiusura dell'editrice, la Dynamic, nata in parte dalla ceneri della stessa riprende la pubblicazione, con un contenuto maggiore di episodi. Ed è nella video n°15 (la prima che io acquistai) che le meravigliose sigle originali (sempre state ad appannaggio di questa produzione) furono sostituite da alcune canzoni di Rosari Di Bella con un remix di immagini. Interrotta nuovamente per problemi di diritti, sarà la S.I.A. nel 1999 a portarla a termine. E nel 2006 la Yamato Video commercializza finalmente un doppio DVD con la serie, riproponendo dal 2009 4 box da 4 dvd qui.
Insomma una storia adulta, che riesce bene nell'intenzione di trattare i sentimenti con rispetto e con quella giusta dose di realismo, sospesa tra comicità assurda, dramma e quotidiano. Uno dei ricordi di tanti pomeriggi spesi ad aspettare su TeleNorba le puntate da ragazzo, a leggere il manga nell'autobus a Bologna mentre andavo a lavoro...uno di quei casi, in cui, dopo una lettura o una visione senti che qualcosa perdura e ti lascia un sentimento sospeso piacevole e che sa di nostalgia.


























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