venerdì 3 settembre 2010

Ma in fondo...che cos'è l'amore? ....

"Tutto passa... c'eri tu... c'erano tutti gli altri... e per tutte le cose arriva il giorno in cui si trasformano in ricordi... e cercavamo una piccola, piccolissima cosa . Ma sicuramente, ci guarderemo indietro e ricorderemo. Il cielo blu... il profumo del vento... e quel prato..."


E' assai raro trovare sentimenti puliti, l'affezione che parte dal presupposto che stare insieme, vicini, dopo un lasso di tempo variabile diviene una cosa assai normale, senza che questo ci sconvolga più di tanto. E' assai raro, costruire se stessi permettendo agli altri di invadere i nostri spazi, di confrontarsi, di cambiarci, anche quando non siamo sicuri di ciò che vogliamo.
I protagonisti di questa storia sono un gruppo di studenti all'inizio, di una scuola d'arte, e quasi dal nulla intersecano le loro vite l'una con l'altra creando quel tessuto fitto di relazioni platoniche assai confuso nelle intenzioni, nelle tenerezze improvvise, nelle confidenze, permeato da una meravigliata e meravigliosa curiosità, da una leggerezza inaudita, da una trasparenza disarmante. Yuta Takemoto, Takumi Mayama e Shinobu Morita sono tre giovani studenti che vivono insieme in un palazzo fatiscente e assai decadente. Un giorno il professore Shuji Hanamoto presenta loro sua nipote Hagumi "Hagu" Hanamoto, ragazza atipica per via della sua altezza per cui viene scambiata per una bambina e per la refrettarietà a instaurare rapporti. Assistente presso l'istituto è anche Ayumi Yamada, una delle più belle e corteggiate ragazze della scuola e del rione dove abita, dai ragazzi della III generazione figli di negozianti, maestra nella creazione di vasi e oggetti in creta, innamorata perdutamente di Mayama, a sua volta innamorato di Rika Harada, giovane vedova nonchè compagna di studi del professore Hanamoto. Se il tempo lenisce le ferite, aiuta anche a eludere risposte, a scambiare gentilezze inattese, a scoprire sentimenti sopiti o semplicemente impensati. Crescendo a fatica, aspettando, cercando il proprio posto nel mondo. Le scelte significative che consentono di abbandonare (se mai fosse necessario e definitivo) il periodo dell'adolescenza per quell'età adulta dove non sempre si ha maggiore chiarezza della propria identità. Non sempre ci riserva maggiore soddisfazione o fortuna. Perchè è anche di questo o sopratutto, che parla questa storia. E lo fa senza sfacciataggini, senza mai esagerare, ma con realismo, con speranza, con tenerezza appunto, con comicità e allegria, con fermezza e coraggio e ostinazione, così come evidentemente è quel periodo che è l'adultescenza, dove ancora rincorriamo i sogni e siamo abbastanza vicini agli altri e dove già stiamo affermando le nostre priorità e ci stiamo conseguentemente allontanando un pò dagli altri. Assistiamo alla crecita professionale di Mayama, alla caduta rovinosa e alla salita ancora più difficile di Ayumi nei confronti di quest'ultimo che sembra essere il suo grande, indicibile, primo amore. Alla sofferenza surgelata di Rika, che invece di spegnersi solamente e facilmente, fa entrare un pò di luce, con quella discrezione che solo il dolore consente. Alla maturazione quanto mai diversissima di Takemoto e Shinobu all'approccio della vita e di quello che vogliono fare, dei loro ostinati sentimenti nei confronti di Hagu e della sorpresa, che regala quest'ultima così restia all'inizio ma in fondo capace di guardare oltre. Dell'imperscrutabile professore Hanamoto, collante della sgangherata compagnia, attento osservatore e mai troppo in disparte per non scegliere anche lui, ad un certo punto di non farsi più da parte. C'è un candore quasi incredibile, ci si commuove osservando crescere il profilo dei protagonisti, si vorrebbe davvero starli a sentire, a vederli litigare, ad ubriacarsi di gioia, di tristezza, a ubriacarsi e basta.
Quando poi ci si appresta a partire, per un lungo viaggio, quando viene il momento (e arriva...) di fare quelle scelte, il sopravvento di paura ed emozione, recalcitranti sentimenti combattono incapaci di acquietarsi. Allora si dicono le cose più impensabili o solo quelle a lungo custodite, si fanno le cose che non si farebbero normalmente. Questo è quello che succede quando l'affetto sfiora l'amore e viceversa. Non è detto che certi sentimenti debbano essere svelati, chiariti. E sopratutto non è detto che chi ci vuole bene, non ci aspetterà, si dimenticherà di noi. E non è detto allo stesso modo, che nella vita ci si rincontri, che tutto si verifichi.

“Chissà perché … in televisioni, o sulle riviste … l’amore è sempre qualcosa di piacevole, e ha il colore della felicità. Allora perché … il mio amore … è così pesante … e difficile?”


Questo insolito e variegato gruppo di amici trova il coraggio, oltre l'amore, di costruire qualcosa, di essere grati per qualcosa, di non dimenticarsi, tenendosi quel tanto che basta a portata di mano, per prendersi cura vicendevolmente.
Entrando nelle loro vite, facilmente si ride, ci si commuove, si resta attoniti del grado di aderenza che resta come sospeso e della voglia di vivere anche solo una piccolissima parte di quello che accade a loro. Poi ci si chiede, perchè certe letture, arrivino a noi in ritardo, con la scoperta di qualcosa che ci lascia per un attimo insolitamente lungo a riflettere, spaesati e con gli occhi rigati dalle lacrime, per aver ieri, appena concluso una storia in cui, egoisticamente, un pò si è vissuti un pò si avrebbe continuato a vivere, un pò è stata vissuta. Chica Umino, ha scritto una bellissima opera, che parla al cuore senza parlare prettamente di quell'amore disperato. Scrive di amicizia, senza mai nominare apertamente e far dire ai suoi protagonisti le inaproppriate parole che scivolano quotidianamente e che tanti rincorrono. Racconta di alcune vite e della vita in generale e la percezione è che si possa entrare attraverso una finestra aperta o la porta di un frigo aperta nella vita di Takemoto, Shinobu, Hagu e gli altri, con la consapevolezza che a volte si cerca tanto, che tante cose fuggono e semplicemente passano, ma la fortuna, quella di aver condiviso qualcosa con qualcuno, quella resta, anche quando apparentemente ce ne dimentichiamo, quando siamo lontani, e sono gli altri a farcelo ricordare, e un giorno, mai casualmente, ce ne stupiamo di averla (ri)trovata, se mai avessimo smesso di cercarla.

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